Digital e PMI, spunti e riflessioni sull’innovazione nelle piccole e medie imprese

È quasi banale parlare di innovazione, di slancio digitale, quando ormai è sulla bocca di tutti. 

Nel post covid questi temi sono diventati “comuni” per i politici che durante i comizi promuovevano e promuovono tuttora l’innovazione come strumento per il rilancio dell’economia, per la semplificazione della burocrazia e per la diffusione di informazioni e formazione.

Gli slogan però non sono sufficienti.

Indice

PMI in numeri

Come mostra lo studio dell’osservatorio innovazione digitale delle PMI, il 61% degli imprenditori considera importante la digitalizzazione per la crescita del proprio business.

Nonostante questo, le PMI italiane ancora faticano ad entrare appieno nella rivoluzione in corso.

Se da un lato l’85% delle imprese utilizza strumenti digitali per la produttività personale, dall’altro queste stesse imprese risultano ancora carenti nell’avanzamento tecnologico di numerosi processi interni.

Ad esempio il 70% delle PMI  utilizza strumenti di cybersecurity basici, probabilmente perché ancora non recepisce i grossi rischi nella gestione dei dati informatici.

Anche nei processi esterni i numeri della ricerca sono ambivalenti: da un lato risulta che circa l’80% delle PMI ha un sito online; dall’altro però solamente il 10% ha una piattaforma e-commerce, una percentuale molto inferiore rispetto alla media degli altri paesi europei.

Questi numeri ci portano a dire che le piccole e medie imprese italiane sono a conoscenza dell’importanza che ricopre l’innovazione digitale, ma che non sono ancora disposte ad investire risorse importanti per fare il salto definitivo. 

Le PMI sono in cerca di soluzioni.

Soluzioni vere che vengano dalla pubblica amministrazione con l’obiettivo di diffondere la cultura digitale e rendere accessibile economicamente l’innovazione aziendale.

L’argomento è... risposte concrete

Già da anni sono attivi numerosi percorsi di affiancamento alle PMI per il passaggio e l’avvicinamento al digitale: un esempio è il PID della camera di commercio.

Uno sportello gratuito in grado di fornire consulenza e formazione a tutte le imprese che hanno intenzione di fare i primi passi nella digitalizzazione.

Oltre ad offrire un sostegno gratuito, ogni anno il Punto Impresa Digitale attiva dei voucher digitali a fondo perduto per affrontare spese in tecnologie e consulenza strategiche con l’obiettivo di arrivare a un graduale processo di digitalizzazione (ne abbiamo parlato nel dettaglio in questo articolo).

Digital & Covid: parliamo sempre di virus?

Un sottotitolo volutamente provocatorio.

Perché per anni il digitale è stato vissuto da PMI e microimprese come un nemico, qualcosa da cui allontanarsi e, magari, da sconsigliare ai clienti.

Tanti imprenditori lo hanno visto e vissuto come un mezzo troppo freddo per entrare in contatto e vendere a possibili clienti.

E non avevano tutti i torti.

Probabilmente proprio questa sensazione di freddezza ha portato gli UX designer a inserire un maggior numero di punti di contatto tra venditori e clienti (web chat, stylist personali). Questo però è un argomento di cui parleremo in altri articoli.

Torniamo al punto centrale: come si sono comportate le micro imprese italiane durante il Covid?

Secondo la ricerca condotta da Go Daddy “Trasformazione digitale durante il lockdown: le micro imprese italiane” (qui l’articolo del Giornale delle PMI che ne parla) le micro imprese italiane hanno attivato durante il lockdown servizi di digital sales e delivery.

Solamente il 29% di esse aveva attivi strumenti di vendita online prima del Coronavirus ma il 18% del totale li ha attivati proprio durante il periodo di chiusura forzata.

In particolare i canali più utilizzati per promuovere i prodotti e raccogliere ordini sono stati whatsapp (23%), le piattaforme di E-commerce (14%) e i social network (9%).

Circa 1 azienda su 5 ha attivato servizi di delivery, con prenotazioni per via telefonica o attraverso il sito internet, affidandosi a corrieri esterni (20%) o interni (80%).

Sono venuti a mancare invece servizi informativi digitali, come l’attivazione di newsletter o l’apertura di nuovi canali comunicativi digitali.

Andiamo oltre i numeri

Cerchiamo di commentare i numeri e offrire spunti di riflessione.

L’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero ha inviato un segnale chiaro sull’esigenza di una maggiore digitalizzazione dei sistemi produttivi e di vendita.

Parole vuote che possono però essere tradotte in pratica. 

Dalla creazione di canali di vendita online, che devono e possono coesistere in parallelo alla vendita nelle sedi fisiche, all’implementazione di sistemi di gestione e condivisione di contenuti, di ottimizzazione di processi, che permettano workflow più flessibili per spazio e tempo.

Dalla valorizzazione del capitale umano (ne abbiamo parlato in questo articolo) agli investimenti in formazione e professionalizzazione. 

Tutto questo NECESSARIAMENTE con il supporto degli enti pubblici, che devono per primi semplificare procedure e pratiche utilizzando strumenti digitali.

E magari finanziare l’innovazione delle PMI italiane con sistemi meritocratici: chi innova deve essere premiato.

Non siamo ancora in grado di valutare se il Covid abbia dato uno slancio (spinta?) per buttarsi nel canyon del digital. È certo che tutto il Sistema Italia ha finalmente compreso e preso coscienza dell’assoluta necessità di una accelerata. 

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